Giorno
dopo giorno si fanno sempre più evidenti le conseguenze negative sui lavoratori
delle politiche adottate in questi anni dalla Banca Monte dei Paschi e dalla
Fondazione, lasciati al loro destino dalle forze politiche che ne hanno
condizionato per anni le scelte e adesso incapaci di prospettare soluzioni che
rendano meno drammatico l’impatto sulla vita dei dipendenti e sul futuro
economico della città.
Siamo
vicini ai lavoratori del Monte dei Paschi e a quelli del Consorzio Operativo,
vittime sia di scelte sciagurate da parte del management, sia di una crisi
europea che avrebbe potuto farsi sentire meno, se fossero state compiute scelte
più interessate al bene delle strutture che non alla spartizione del potere.
Il
Circolo Città Domani si è impegnato molto a denunciare i pericoli, studiando i
problemi ed avanzando proposte alternative anche dirompenti, ma la scelta
dell’ex Sindaco Ceccuzzi di nominare Profumo alla presidenza della banca ha
reso ogni tentativo del tutto vano e inascoltato.
Abbiamo
lavorato nell’Osservatorio Civico, abbiamo sostenuto l’Associazione dei Piccoli
Azionisti, impegnando tutte le nostre energie, e se fosse stato raggiunto un
maggior coordinamento forse la nostra presenza all’assemblea della Banca
avrebbe potuto pesare maggiormente.
In
questa fase cruciale della battaglia sindacale, siamo disponibili a dare il
nostro contributo politico anche incontrando i lavoratori e le organizzazioni
sindacali della banca, cui vorremmo non esprimere generica solidarietà ma
presentare le nostre idee per uscire dalla crisi e le nostre valutazioni.
Altra
questione riguardante l’utilizzo sciagurato delle risorse della Banca Monte dei
Paschi è il progetto di ampliamento dell’aeroporto di Ampugnano, costato negli
anni molti milioni di euro, e adesso infine abbandonato. Mentre esprimiamo
soddisfazione per un risultato il cui merito va soprattutto ai cittadini del
Comitato contro l’ampliamento, ci rendiamo conto che i soli a pagare saranno i
lavoratori, di cui gli enti proprietari dell’aeroporto si sono completamente
disinteressati, salvo strumentalizzarne la preoccupazione per prospettare
soluzioni di ripiego, altrettanto prive di futuro. Gli enti locali dovranno
adesso impegnarsi per ripensare il sistema delle comunicazioni di Siena con gli
aeroporti della Toscana e, per quanto riguarda l’area di Ampugano, far maturare
prospettive nuove di utilizzo, che prefigurino anche nuove occasioni di lavoro.
Altri
lavoratori che stanno pagando per scelte errate sono quelli della Siena
Biotech, un progetto cui la Fondazione Monte dei Paschi ha destinato negli anni
delle vacche grasse cifre esagerate senza controllo, ma anche dotandola di
strumentazioni d’avanguardia. Noi crediamo che l’impegno nella ricerca sulle
neuroscienze e per la creazione di nuovi medicinali sia un patrimonio che la
nostra città non debba perdere, anche perché può rappresentare una prospettiva
di ripresa in un momento di recessione.
La
ricerca di base è lenta e spesso occorrono tempi lunghi per vedere risultati,
ma selezionando partner nuovi, mettendo a disposizione di altre strutture le
strumentazioni d’avanguardia, collaborando maggiormente con il policlinico,
possono intravedersi prospettive positive per il futuro. Per questo non
vorremmo che il progetto Siena Biotech venisse abbandonato, sia per i
lavoratori di alta qualificazione che vi operano e che sarebbero costretti a
portare altrove le loro competenze, sia per il futuro economico di questa città
che deve avere nella ricerca di alto livello uno dei suoi punti di forza.
Il
futuro resta più che mai incerto anche per i lavoratori delle cooperative Zelig
ed Elicona in forza al Santa Maria della Scala che dal primo settembre hanno
subito in larga parte la cassa integrazione o il licenziamento e a tutt’oggi
non riescono a intravedere alcuna prospettiva, neppure di corto respiro, dato
che il bando di gara tanto atteso non è stato ancora pubblicato dal Comune.
Il
dissesto dell’Università, frutto di quasi trent’anni di cattiva amministrazione
e di scelte più che opinabili, ha portato infine – oltre che a un impoverimento
della capacità di fare didattica, ricerca e garantire servizi – a una
situazione desolante per quanto riguarda il lavoro. Dapprima si è infatti
provveduto a liquidare i precari della ricerca e della didattica, gli
stabilizzandi e i dipendenti delle cooperative (anche quelle sociali); poi si è
messo le mani direttamente nelle tasche dei dipendenti sottraendo loro il
salario accessorio, mentre la ricorrente carenza di liquidità ha reso talvolta
incerto perfino il pagamento degli stipendi.
I
programmi di riassestamento del bilancio non convincono soprattutto perché i
sacrifici non sono equamente distribuiti e il sistema di potere sembra
perpetuarsi nelle stesse logiche del passato.
Occorre
ora un impegno straordinario per cercare soluzioni a tutti questi problemi del
lavoro, a partire da un diverso modo di intendere la pubblica amministrazione,
dove c’è bisogno di affermare un’etica dell’interesse generale e della cosa
pubblica. Non è più tempo di promesse e soluzioni individuali, che hanno
moralmente distrutto la capacità di agire della politica a Siena. E’ tempo di
azioni collettive e forte mobilitazione, unica strada per individuare sbocchi e
soluzioni concrete.
Laura Vigni
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