Riflettendo con attenzione su quanto recentemente accaduto
a Siena, è possibile comprendere come chiunque voglia essere concretamente
credibile politicamente, non possa limitarsi ad indicare le ragioni generali e
le responsabilità dei singoli, cosa comunque dovuta e necessaria, ma debba
spingersi oltre, denunciando anche il “come” si è arrivati a tutto ciò.
Il Circolo Città Domani intende porsi per primo
quest’importante problema cominciando col richiamare all’attenzione di tutti il
fatto che abbiamo assistito, negli ultimi vent’anni, al supino appronarsi, di
tutta la classe politica della città, compresa l’opposizione berlusconiana, ad
un metodo d’esercizio del potere basato sull’incremento sistematico della
complessità d’ogni schema organizzativo, di tutti gli strumenti di gestione ed
elaborazione amministrativa, all’unico evidente fine di aumentare in modo
esponenziale la totale mancanza di comprensibilità massificata delle azioni di
governo materialmente intraprese.
In questo modo si è gestito quel grande bene comune che è
la nostra bellissima città, unicamente come strumento di sviluppo d’interessi
personali trasversali che, accontentando tutti, hanno finito con l’impoverirla
non solo materialmente, ma anche intellettualmente e politicamente a causa
dell’assenza di un vero confronto sulle idee.
Grazie alla totale mancanza di trasparenza, così
scientificamente ottenuta, si è potuto impedire che le persone comuni potessero
sviluppare, in tempo reale, un’idea precisa, se necessario critica, rispetto a
tante decisioni strategiche, poi rivelatesi fallimentari, compiute dal Comune,
dalla Fondazione e, conseguentemente, anche dalla Banca.
Ma in una situazione del genere, in presenza di una stampa
realmente indipendente, il popolo, i cittadini, avrebbero potuto comunque
rendersi conto, in tempo, di quanto accadeva ai loro danni. Quando le cose sono
rese artificiosamente complesse e, quindi, poco trasparenti, quest’ultima
finisce, infatti, con lo svolgere inevitabilmente lo strategico ruolo di
mediazione tra le astrusità del sistema e le capacità di comprensione delle
masse.
Se la stampa è schiacciata sulla stessa elite di potere,
il popolo, i cittadini, finiscono con avere speranza alcuna di comprendere ed
esprimere la propria opinione nei modi e nei tempi opportuni. Diventano
inevitabilmente solo strumenti per l’esercizio di quel “noioso” passaggio
democratico denominato “elezioni”, di cui è facile, in queste condizioni,
influenzare l’esito finale a vantaggio proprio di coloro che del “sistema”
fanno intimamente parte..
E’ IMPERATIVO SPEZZARE QUESTO CIRCOLO VIZIOSO.
Ed è bene essere diamantini, il Circolo Città Domani è ben
consapevole che, cambiando colore, l’eventuale maggioranza di Governo finirebbe
soltanto col continuare nello stesso modo.
Se non cambiano i fattori dell’agire politico, i
cittadini, da un esito elettorale del genere, si ritroverebbero solamente
l’amara consolazione di essere riusciti a cambiare i titolari, dei “benefit”
economici derivanti dall’esercizio del potere, invece di eliminarli
definitivamente.
Il centro destra italiano è nato, grazie all’incapacità
della sinistra, esclusivamente con questo scopo, come dimostrano le vicende
berlusconiane, ed in una realtà dove cominciano a non esserci troppi mezzi
finanziari disponibili, quel metodo, potrebbe rischiare unicamente
d’incrementare la capacità d’attrazione malavitosa che, notoriamente, nel
nostro Paese è l’unica ancora in grado di profondere grandi mezzi finanziari in
tutto quello che decide di fare, non fare, distruggere o semplicemente
ostacolare. A Siena la destra non solo non è diversa ma è persino più cinica
poiché fu proprio durante la prima iniziativa pubblica dell’Osservatorio Civico
Senese, tenutasi a palazzo Berlingeri alcuni mesi orsono, che il coordinatore
cittadino del PDL ebbe a descrivere la propria concezione della politica : un
mercato dove se c’è chi compra vuol dire che c’è chi si vende. Come
meravigliarsi di quello che è successo nei mesi successivi, quindi, nella
maggioranza di governo cittadina. Evidentemente, qualcuno ha deciso di fare
mercimonio della propria militanza politica, non avendo ritenuto sufficiente
il corrispettivo sino a quel momento
garantito dal Ceccuzzi.
Il Ceccuzzi, dal canto suo, come tutti sanno, ha avuto la
grande colpa di non averci ascoltato quando, prima della campagna elettorale,
invece di contornarsi unicamente d’inutili e spocchiosi yes-man, rifiutò di aprire gli occhi ed
accettare la necessità d’indurre un cambiamento attraverso i ben precisi meccanismi
utili ad indurre etica pesante nella politica, come quelli contenuti nei nostri
documenti, prima, e nel nostro programma elettorale, poi.
Concretamente, tanto per cominciare, dovremmo partire con
l’invocare la massima SEMPLIFICAZIONE possibile nei processi amministrativi e
contabili che, di fatto, regolano la gestione delle risorse del Comune.
Potremmo continuare con l’elaborare proposte concrete per
rendere trasparente, e non un percorso per pochi illuminati, tutto quello che
circonda il processo di formazione dei Piani Strutturali, prima, e dei
Regolamenti Urbanistici Comunali,poi, al fine di renderne immediata la
comprensione da parte dei cittadini, per poterne sollecitare l’opinione nei
modi più immediati e trasparenti.
Sarebbe poi doveroso, ed è cosa di poche ore fa, domandare
sia a Mancini che a Bezzini, come mai si siano affrettati a plaudire il piano
industriale per il Mps, messo a punto dalla nuova dirigenza, soggiacendo che l’aumento di capitale di
1mld, previsto nel piano, dal momento che prevede la “preventiva” rinuncia al
proprio diritto d’opzione, da parte di tutti i vecchi soci (Fondazione per
prima), essendo tecnicamente immotivato, potrebbe essere semplicemente il
metodo più spicciolo ad assicurare, ad un novello Sallustio Bandini, l’acquisto
facile, incontrastato ed a costi predeterminati, del controllo della più antica
banca europea.
Perché cominciare da queste cose?
Perché su queste cose si basano i gangli vitali di quel
GROVIGLIO, già tristemente noto, che ha quasi stritolato la capacità di
assicurare il necessario ricambio politico, al sistema democratico cittadino.
GIANNI BARI