domenica 17 luglio 2011

GLI UTILI DEL MONTE DEI PASCHI PER LA CITTÀ E IL TERRITORIO NON CI SONO PIÙ


A partire da quest'anno, e non si sa per quanto tempo, la Fondazione Monte dei Paschi non potrà più erogare utili. Gli effetti per la società senese sono drammatici: non si potranno fare importanti opere pubbliche, si dovranno tagliare i contributi per i servizi sociali, il Comune non avrà i soldi per pagare i mutui contratti negli anni scorsi, centinaia di associazioni ed enti non riceveranno finanziamenti per i loro progetti.
          Tutto questo è stato causato dalla situazione in cui si è trovata la Banca Monte dei Paschi, che ha costretto la Fondazione a dar fondo a tutte le proprie risorse per partecipare per ben due volte all'aumento del capitale sociale, trovandosi ora ad avere impegnato ben il 90 % dei propri mezzi  nel capitale della banca.
          In ultimo la Fondazione si è impegnata in questa operazione per più di un miliardo di euro, utilizzando 600 milioni di finanziamenti ottenuti da prestiti, oltre alla cessione della partecipazione in Intesa San Paolo per 102 milioni e titoli privilegiati per 370 milioni. Tutti si augurano che questi ingenti sforzi producano i risultati attesi. L'aumento di capitale di banca MPS si è chiuso con un ampio successo per l'adesione all'acquisto di quote per il 100% del capitale offerto (risultato migliore rispetto ad Intesa ed Unicredit).
          Questa fiducia degli azionisti si è tradotta, per MPS, in un maggiore contenimento delle perdite in borsa rispetto alle altre grandi banche in questo periodo di duro attacco al sistema bancario italiano. Anche lo “stress test” effettuato in questi giorni ha visto la banca superare indenne una prova che si presentava particolarmente rischiosa. Chiuso l'aumento di capitale, la Banca procederà al rimborso anticipato di 1,9 miliardi di Tremonti-bond, che gravano per 160 milioni all'anno sul proprio bilancio, per dedicarsi poi all'attuazione del nuovo Piano Industriale, che prevede l'ambizioso traguardo della distribuzione di due miliardi di dividendi entro il 2015.
          Seppur nella necessaria contestualizzazione di un panorama finanziario internazionale fortemente instabile, i recenti accadimenti che hanno riguardato la Banca e la Fondazione, quali la fragilità del titolo in Borsa, la mancata erogazione degli utili e l'improvvisa sostituzione del Provveditore della Fondazione, richiedono una più chiara definizione delle strategie e dei progetti  in atto, dei quali la comunità senese deve essere informata correttamente e pienamente partecipe.
         Il valore del rapporto della Banca MPS con il suo territorio non deve essere una giaculatoria incessantemente e retoricamente ripetuta ma deve sostanziarsi in una formazione  delle scelte strategiche della Banca che deve emanare effettivamente dagli enti nominanti e dalla Deputazione Generale della Fondazione, con il suo ruolo di azionista di maggioranza. La Fondazione si è fatta carico di mantenere questo ruolo verso la Banca, e quindi la sua non scalabilità. Questa è una scelta pienamente condivisa e voluta dalla comunità locale, e non può essere messa in discussione.
          Corre però l'obbligo di sottolineare che negli ultimi tempi gli organi di informazione ma anche la classe politica locale hanno posto l'accento sui problemi della Fondazione, con giudizi di valore e di merito, sfruttando strumentalmente il significato, anche emotivo, della cessazione dell'erogazione degli utili a favore della comunità locale. Ma non si può dare la colpa al termometro se c'è la febbre, come non si può non solottolineare la responsabilità vera della Fondazione, quella di non aver diretto e imposto le scelte della banca,  ma di averle subite passivamente.
           La sensazione è che qualcuno cerchi un capro espiatorio all'esterno della Banca – vedi rimozione del Provveditore, ufficializzata sulla stampa quando era ancora in fieri – per non affrontare di petto i problemi veri che esistono al suo interno. La Fondazione non è altro che il terminale della situazione che si è creata nella banca.
          Il baricentro dell'attenzione va quindi riportato sul Monte dei Paschi, le cui vicende – dall'acquisto di Antonveneta all'accesso ai Tremonti-Bond e alla necessità di ricapitalizzazione – sono le cause della crisi in cui si è venuta a trovare la Fondazione. E' evidente che per il Monte dei Paschi sta maturando il bisogno di una nuova fase, che sarà efficace solo se gestita con rigore, trasparenza e valorizzazione delle professionalità più qualificate. Il pericolo che vogliamo segnalare è che – a partire dall'acquisto di Banca 121 – si sia innestato un processo di rinnovamento spregiudicato dei quadri interni della banca che ha prima emarginato e poi allontanato una quantità di figure preparate e qualificate, con ricchi e spesso esagerati incentivi. Ad esse si sta progressivamente sostituendo l'uso di consulenti esterni, non si sa quanto disinteressati nella definizione delle strategie future della banca.
          Le esternalizzazioni di funzioni fondamentali relative al cuore pulsante della gestione della banca, l'appalto esteso e diffuso di funzioni operative a società che vivono quasi esclusivamente delle commesse della banca, dando luogo anche a gravi episodi di subappalto e di precariato, l'annuncio di nuove riduzioni del personale, sono tutti segnali che fanno presagire una sempre minor presenza delle strutture della banca nel tessuto economico cittadino.
          Può darsi, speriamo, che si torni ed erogare gli utili, ma comunque il rischio è quello di avere un Monte dei Paschi che sarà sempre meno struttura fondamentale e qualificante del nostro territorio.
          In vista delle prossime scadenze, a partire da quelle che riguardano la Banca,  occorrerà  rinnovare profondamente la classe dirigente con criteri di competenza, professionalità, autonomia rispetto al sistema politico, dedizione e rigore morale.
          Classe dirigente da reclutare, se necessario, anche in ambiti nuovi, esterni alla città e fortemente qualificati, come talora si è fatto anche in passato.
          Basta con la pantomima degli amministratori che si nominano a vicenda in un groviglio di società partecipate e derivate, dove alla fine gli incarichi diventano solo un'occasione per accumulare compensi, senza nessuna effettiva responsabilità operativa e gestionale.
          Occorrerà inoltre, ed è fondamentale, che le scelte fatte e da fare per le strategie di crescita della Banca siano partecipate e condivise dagli enti locali, dalle istituzioni cittadine, dalla comunità senese nel suo intero.
          E' finita l'epoca in cui Enti ed Associazioni si interessavano di Fondazione solo per sapere quanti soldi sarebbero toccati loro quest'anno o quell'altro anno.
          Oggi – a partire dalla Fondazione – si dovrà esercitare un controllo maggiore sulla Banca, con l'obbligo di monitorare continuamente la redditività, verificare l'efficacia e l'attuazione del piano industriale, suggerire ed apportare le necessarie correzioni che tutelino il tessuto economico e sociale della città.
          Non è più tempo di sbagliare, di mettere in atto decisioni estemporanee, improvvisate e avventurose.
     Le scelte importanti dovranno essere fatte – come si è fatto per cinquecento anni – con la cautela del buon padre di famiglia  e con il coinvolgimento consapevole della comunità, che deve esercitare fino in fondo il suo ruolo responsabile per le sorti di un'istituzione che ha segnato – e dovrà segnare ancora – le sorti di questa città ed il suo peso nell'intero paese.