lunedì 7 novembre 2011

I CONDONI FANNO MALE (AGLI ONESTI)

Visto quello che bolle in pentola, può essere utile conoscere, da parte del cittadino comune, alcuni elementi essenziali alla comprensione del perché, le persone per bene, non possono essere favorevoli a questa vera e propria tecnica smantellatoria rispetto all’attendibilità dello Stato. Se lo Stato diventa poco credibile, viene automaticamente meno ogni possibilità di mostrare reale efficacia come titolare del potere di “deterrenza fiscale”, indispensabile a limitare al massimo l’evasione.

Senza ripetermi circa l’enorme fonte di risorse che sarebbe possibile rendere disponibile in pochi mesi, qualora si decidesse di mettere in opera una riforma fiscale finalizzata alla minimizzazione dell’evasione, mi preme evidenziare che il condono è tanto più efficace quanto più è conveniente per l’evasore. E all’evasore, con i condoni del 2002-03, sono effettivamente stati fatti ponti d’oro. Si pensi alla già citata possibilità di ricorso alle dichiarazioni anonime, che evitava all’evasore di palesarsi al fisco, assicurandogli la tranquillità di potere continuare a evadere negli anni successivi. Si pensi inoltre al fatto che, mentre nei condoni precedenti la controversia con il fisco si considerava estinta a condizione che il pagamento degli importi dovuti non versati e iscritti a ruolo fosse poi effettuato regolarmente, in base alla normativa del 2002 (targata Tremonti & Co), con il versamento della prima rata, il condono era in ogni modo definitivamente efficace. Ciò ha indotto molti soggetti a non versare gli importi dovuti dopo la prima rata.
Quest’ultima circostanza, è alla base del fatto che, a tutt’oggi, come ampiamente riportato anche dalle stesse fonti governative, siano più di quattro i miliardi che mancano all’appello per questa ragione.Quello che però è più grave e deve disturbare la coscienza di ogni persona per bene, è il fatto che , generalmente, il condono si accompagna sempre a un inasprimento dei controlli su chi non vi aderisce. Nel 2002-03 la minaccia di controlli più severi è stata usata come ricatto per spingere all’adesione anche soggetti che non avevano evaso.
Il condono non è certo principalmente volto a sanare la difficile situazione in cui si trovano, in periodi di crisi, molti contribuenti marginali, da cui comunque otterrebbe poco in termini di gettito. È dimostrato, infatti, che nel 2002-03 ad aderire ai condoni sono stati in misura relativamente maggiore le società di capitali, con più elevato volume d’affari, del Centro-Nord. Ciò è avvenuto anche per l’interesse dei manager a mettersi comunque al riparo dal rischio penale di possibili controlli.

Concludendo, mi pare evidente il fatto che, l’eventuale adozione di misure in tal senso, specialmente in un momento nel quale il Fondo Monetario Internazione e la Comunità Europea, ci hanno, di fatto, espropriato di parte di quella parte della sovranità nazionale che attiene alla gestione economico finanziaria del Paese, sarebbe un colpo ferale ad ogni possibilità di “tornare credibili” agli occhi sia delle principali potenze industriali del mondo, sia delle potenze industriali emergenti.
Una cosa del genere ci condannerebbe alla retrocessione in una serie “B” del mondo, che il Popolo Italiano, per storia e tradizione, non merita e non DEVE accettare supinamente, anche e soprattutto perché tutto questo sarebbe frutto dell’evidente rifiuto di vedere la realtà e prendere atto del fallimento politico delle proprie idee, da parte di Berlusoni, prima, e tutta la LEGA poi.

Si, avete capito bene, LA LEGA.

E’ solo grazie all’ideale politico più prepotentemente truculento che mai sia stato cogitato da mente umana nella storia dell’Italia unita, espresso appunto da quel partito, che “quell’uomo” si atteggia, di fatto, ad “imperatore” di tutti noi, scambiando il voto elettorale ottenuto, grazie ad una legge adatta più alla gestione di un porcile ( da cui il soprannome della medesima universalmente noto),  che di un Paese moderno, con una sorta d’investitura “divin-popolare”, che di fatto non è mai esistita.


GIANNI BARI