Se la banca non ride la fondazione piange a dirotto
Se la situazione del Monte è sempre più precaria con il titolo in borsa che ha perso più del 90% del suo valore e con una sempre maggiore difficoltà a recuperare redditività, la situazione della Fondazione appare drammatica.
Per mantenere fede all'indicazione di non scendere al disotto del 50% del capitale della banca, la fondazione si è fortemente indebitata e ha dismesso quasi tutti gli altri investimenti finanziari mantenendo nel suo portafoglio le sole azioni del monte. Ora non solo non è in grado di far fronte ad un ulteriore aumento di capitale richiesto dalle normative comunitarie, ma potrebbe avere delle serie difficoltà nel pagamento delle rate del mutuo contratto in precedenza, anche perché la banca non sembra in grado nel futuro prossimo di generare utili a sufficienza.
Un bene comune secolare dissolto in pochi anni
La collettività senese rischia di essere espropriata della sua ricchezza economica più importante costruita in secoli di storia dalla città. Ne escono con le ossa rotte i risparmiatori e i dipendenti che avevano investito il loro denaro nei titoli azionari della banca, ma tutta la città e la sua comunità rischiano di perdere un patrimonio non solo economico ma culturale e civile ereditato dalle generazioni precedenti.
Di chi è la colpa?
Che nessuno ci prenda in giro dicendo che la colpa è della crisi nazionale ed internazionale. Questa ha svolto un ruolo importante, ovviamente, ma la colpa principale è di chi con una guida avventata e con scelte che dire discutibili è poco (pensiamo, ad esempio, all’acquisto a prezzi assurdi della Banca Antonveneta), ha talmente indebolito la banca da non permetterle di superare la tempesta della crisi in atto.
L'avventatezza della gestione è stata accompagnata da gravi episodi di illegalità che hanno visto coinvolti vari amministratori della Banca e delle sua partecipate, che sono stati arrestati o condannati per gravi reati.
La colpa è del gruppo di potere politicamente trasversale, collegato con logge massoniche e palazzinari romani che ha piegato gli interessi della banca ai suoi interessi privati distruggendo un bene comune che apparteneva da secoli all’intera comunità senese.
Nessuno ci informa
L’informazione locale che da quello stesso gruppo di potere prende ordini non ci ha minimamente informato della gravità della situazione rendendosi così a sua volta colpevole perché ha tradito non solo il proprio codice deontologico ma anche e principalmente il rapporto di lealtà nei confronti dei suoi lettori.
Nessun commento:
Posta un commento